Home » Archivi, Tonalestate 2004

CRONACA DAL GIAPPONE

4 Luglio 2010 Nessun Commento

di Kaoru Yoshimi

Ogniqualvolta ascoltiamo notizia di problemi di Paesi in cui vivono i relatori e le personalità di Tonalestate, noi giapponesi ci sentiamo più vicini a quei problemi e ci rendiamo conto che le parole dei relatori sono più vere di quelle proclamate dai media.
Per esempio, le parole di Saad Hanna, l’iracheno che ha partecipato a Tonalestate 2003, sono state così impressionanti e reali per noi che ci rimangono ancora fortemente impresse. Per questo motivo, da circa la metà di aprile di quest’anno (quando la notizia veniva trasmessa con determinatezza e ostinazione da tutti i media), il fatto dei tre ostaggi giapponesi catturati in Iraq (fatto che ha suscitato discussione tra la gente e che, per molti, in tutto il Giappone, è stato il momento in cui l’espressione “responsabilità personale” è improvvisamente riemersa) ha incitato anche noi a riflettere, tanto che, un giorno, uno di noi, studente universitario, ha detto: “Dovremmo pensare attentamente e personalmente a questo incidente, senza ricevere il lavaggio del cervello dai media”.
Aveva alzato un po’ la voce, anche per farcela sentire; e, poi, anche senza riuscire a darne risposta, scrisse un articolo in cui si domandava quale fosse il vero problema esistente sotto quella storia; e, a questo articolo, si aggiunsero altri tre, di studenti che volevano alzare anche la propria voce e farsi sentire dentro il campus universitario. La loro voce, in sostanza, diceva questo: “Conosciamo veramente la reale situazione che il popolo iracheno sta affrontando? Ciò che quel popolo spera è la dignità umana e sociale propria o il supporto militare di altri Paesi?”.
Grazie a Tonalestate , non siamo più schiavi dei media; ma una voce, da sola, non riesce a scalfire il potere; ma, se questa voce si unisce ad altre, allora anche quella voce sarà sufficientemente alta. Il potere di quella voce deriva dunque dall’amicizia di altre voci. Perciò, per vivere una vita bella, noi passiamo il tempo, il più possibile, con i nostri amici. È così che cerchiamo di fare, ciascuno nella propria situazione. E c’è un caffè giapponese, a Nagoya, chiamato con un nome italiano (“Da Mamma”), nel quale noi ci incontriamo spesso. Lì, troviamo anche un luogo d’incontro in cui, mangiando, conversare, dialogare, chiacchierare e incontrare qualche nuovo o vecchio amico. Un giorno, un cliente abituale di “Da Mamma” ha detto: ”Questo posto è interessante: sto infatti entrando in dialogo con molti clienti, non soltanto con il gestore”.
La nostra piccola voce si sta facendo più alta.
Gli studenti di una università di Nagoya, per esempio, vivono tra loro rapporti quotidiani tesi a un livello profondo e costruttivo; la loro amicizia, poi, li ha portati a fissare un raduno una volta la settimana, un momento di conversazione durante il quale cercano di ascoltare reciprocamente le proprie voci, di condividere i propri pensieri e di confrontare le proprie esperienze sui temi e sui fatti che toccano la loro vita giovanile e studentesca. Hanno fissato anche, per raggiungere gli altri, un raduno più vasto, una volta il mese, per tutti gli studenti, anche di altre università: leggono articoli, libri e materiale informativo; pubblicano anche, ogni due mesi, un loro giornale. Inoltre, sono nate molte loro attività, che essi fanno per rendere la loro amicizia più forte e per essere maggiormente amici con altri. Per imparare qualcosa di nuovo dalla vita e dalle persone, hanno fissato, per esempio, un gesto di condivisione con la gente emarginata: divisi in due gruppi, visitano, per ora soltanto una volta il mese, una casa di riposo per anziani lasciati soli e un ospedale per disabili gravi. E, in più, hanno realizzato molte altre iniziative culturali: ci sono i cineforum (quest’anno, uno era intitolato “Conoscere il Medio Oriente” e l’altro “Conoscere i nostri vicini: i Paesi dell’Asia”); ci sono, dentro le singole sedi delle varie università, i banchetti di sensibilizzazione e di beneficienza, con la vendita di oggetti, di libri usati e di dolci fatti in casa (alcuni studenti, infatti, cucinano biscotti e torte); ci sono le raccolte di fondi per giovani che hanno bisogno di assistenza educativa in Centro America, in Asia e in Africa.
Ma, in Giappone, non sono soltanto studenti universitari coloro che si muovono con una coscienza di responsabilità; tutti infatti cercano di mantenere la propria voce alta nella società giapponese. L’iniziativa di chi lavora è quella di creare gruppi tra le persone che vivono lo stesso ambiente; e ogni gruppo si raduna una volta la settimana, per condividere l’esperienza comune dei lavoratori, per leggere, per aiutarsi, per vincere la pressione della mentalità del potere. In più, tutti coloro che sono adulti e lavorano partecipano a seminari culturali una volta ogni due mesi, invitando alcuni intellettuali giapponesi appartenenti al mondo artistico, educativo, letterario, sociale, eccetera: attraverso questi seminari, vengono stimolati a guardare in faccia i problemi dell’oggi e ciò che accade nella società; quest’anno, tra i relatori ci sono stati Michael Seigel della Nanzan University su ”Educazione e guerra, educazione e pace”, Kei Nemoto, artista e incisore in legno, su “Pensare come artista alla pace nel mondo”, Ieda Taruno del Nanzan Junior College su “Il desiderio umano”, Mori Shigeya, già professore della Nanzan University, su “Vita umana ed economia” e Mizoguchi Yasuto del Toyohashi Souzou Junior College su “La geopolitica e il suo risveglio”.
Adesso, stiamo aspettando di incontrare le amiche voci di Tonalestate 2004.

Comments are closed.